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La personalità tenera e al tempo stesso debordante di Augusto segna nel profondo il destino dei Nomadi. La sua voce unica, leggermente nasale ma capace di mille inflessioni, il suo modo di stare sul palco, la sua capacità di trascinare il pubblico, ne fanno fin da subito una sorta di bandiera,
nonchè il simbolo e l'anima del complesso.
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Sono stato fortunato: ho incontrato la musica,
ho incontrato la poesia,
ho incontrato l'arte,
ho incontrato le parole.
Voglio dire che non ho cercato niente."
Augusto Daolio
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Se canti solo con la voce, prima o poi dovrai tacere......
canta con il cuore, affinchè non dovrai mai tacere"
Augusto Daolio
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Per te amico mio
quando la tua voce calda Per
te amico mio Per
te Ezio ( Mezzenile - Valli di Lanzo)
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"
E' IMPORTANTE SAPER NUOTARE CONTROCORRENTE, SAPER ANDARE CONTRO VENTO. PER QUESTO
CANTO AD OGNI SPETTACOLO FINO A NON AVERE PIU' VOCE. PER DIRE NO AI CONDIZIONAMENTI
DI QUESTA SPORCA SOCIETA', DIRE NO AI LUOGHI COMUNI, AI DESTINI SEGNATI, A QUELLO
CHE ALTRI, PIU' POTENTI DI NOI, HANNO GIA' DECISO . . . ".
Augusto Daolio
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Hai regalato EMOZIONI con le tue MAGICHE canzoni, ora da lassù nel cielo,veglia su tutti noi,aiuta ad asciugare le lacrime e le ferite di questo meraviglioso popolo nomade,aiutaci ad affrontare i difficili momenti che la vita ogni giorno ci "offre".Viva rimane la tua anima su questa Terra..che grazie alle tue meravigliose canzoni e musica il ricordo di Te è sempre Vivo Ovunque tu sia salutami le stelle ciao Ago..SEMPRE NOMADI
Carla
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"Quando
non ho voglia di disegnare ho voglia di scrivere, quando non ho
voglia di scrivere e non ho voglia di disegnare ho voglia di viaggiare."
(Augusto Daolio)
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7.10.1992 Ciao Augusto e grazie di tutto...
Proprio
in questi giorni è ricorso il 9° anniversario della scomparsa di Augusto.
Una biografia ufficiale che contempli la natura poliedrica dellattività
artistica di Augusto non è mai stata scritta e lui stesso si è sempre dimostrato
restio ad ingabbiare in date, luoghi ed azioni quello che per definizione
sua è sempre stato un prodotto del suo istinto, della sua grande curiosità per
il mondo.
Noi vogliamo ricordarlo riportando lultima breve e semplice biografia
che lui stesso ha scritto nel Marzo 1991: Sono nato il 18 Febbraio
1947 a Novellara di Reggio Emilia, nel cuore della notte mentre freddo e brina
duellavano con rami secchi di pioppi e tigli. Sono nato al caldo e mi hanno
chiamato Augusto come un nonno che non ho mai conosciuto. Il cognome Daolio
mi è stato dato da un uomo semplice e a suo modo dolce e complice. Dalletà
di 16 anni canto in un gruppo che si chiama Nomadi, scrivo canzoni
e giro il mondo.
Cè un altro mondo dentro di me che racconto con il disegno e la pittura,
lo faccio da parecchi anni e alberi, rocce, cieli, lune, ombre e altro popolano
questi miei racconti. Ho esposto in giro per lItalia, ho illustrato dischi,
libri, cartoline, manifesti. Non disegno per riempire un vuoto ma per vuotare
un pieno che è dentro di me e preme. Una specie di confessione, prima ad uno
spazio bianco, poi ad occhi che guarderanno.
Ho lo studio a Novellara in via De Amicis, il numero credo sia il 44, non ho
il telefono ma montagne di libri e di oggetti.
Le notti invernali nella bassa hanno ancora il profumo delle mele sullarmadio......
Augusto
Daolio 1991
Ciao Augusto e grazie di tutto...... Vagabondi della Mole
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RICORDANDO AUGUSTO
"Com'è
incredibilmente bello ed eccitante essere lì sul palco
ed avere una storia da raccontare,
avere davanti tante facce, cervelli e cuori che sono lì per te.
Canzoni vecchie, canzoni nuove, canzoni di sempre,
fatte per sognare, per vivere, per sperare
o anche solo per non pensare troppo alla faccia dura della realtà.
Con le canzoni che raccontano storie ed emozioni
riesco a dare sfogo alla mia voglia di essere nel mondo,
di dare un contributo alla crescita
anche attraverso il divertimento puro del ritmo e delle note musicali".
Augusto Daolio
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Subject: Re: [Nomadi]
Per i "più anziani": raccontatemi Augusto
(tratto da internet)
I racconti si iniziano sempre con la frase "c'era una volta" ma per
parlarti di Augusto non si può usare questa frase. Augusto non appartiene
al passato, appartiene al presente, al futuro, è in ogni angolo della
vita di tutti i giorni con i suoi pensieri, le sue parole, con il suo modo di
vivere da persona semplice che ha fatto si che la sua memoria diventasse parte
del pensiero e della vita di tante persone che accanto alla sua figura hanno
costruito un punto di riferimento a cui rivolgersi in tanti momenti della vita
belli e brutti.
Le sue sensazioni trasmesse da un palco spoglio, senza luci stroboscopiche o
fari illuminanti, con la musica semplice e pulita a far da sottofondo alle sue
parole si trasmettono ancora oggi ogni qualvolta la sua voce si alza da un amplificatore
di uno stereo delle case di chi lo ha amato e lo ama ancora oggi.
Il tempo in cui io l' ho scoperto erano anni bui per la società e per
il pensiero dei giovani, erano anni in cui ideali e valori erano sommersi dalla
folle corsa alle cose stolte e stupide che la vita consumistica ti offre, erano
anni in cui parlare di amore per la vita semplice era considerato essere fuori
da ogni moda e da ogni regola sociale.
Io li ho iniziato ad amarlo, contro tutto e contro tutti, ricordo i miei amici
che mi prendevano in giro perché dal mio piccolo giradischi usciva solo
la musica dei nomadi, ma io crescevo con i suoi ideali, con le sue parole e
dentro di me cresceva una coscienza fatta di rispetto e di amore per il pensiero
del prossimo, anche se questo era contrario al mio purchè ne fosse rispettoso.
Da lui ho imparato a dire che quello che sentivo, a gioire delle piccole cose
della vita, a far si che una notte solitaria si potesse trasformare in un momento
di crescita interiore, un momento in cui arricchire la mia anima di cose nuove,
positive e vere.
La prima volta che sono andato ad un suo concerto ero emozionantissimo e molto
giovane, il luogo del concerto era troppo grande per i Nomadi e risultava praticamente
deserto, pochissima gente. Così pensai: sarà un concerto bruttissimo?
E invece lui uscì sul palco e cantò come se avesse davanti 50.000
persone con una carica incredibile, con la sua barba sudata che sprizzava energia
e voglia di comunicare con il popolo nomade, che non era il suo popolo ma un
popolo di cui lui faceva parte.
Ricordo che cantò canzoni stupende, da "La collina" a "Per
fare un uomo", da "Naracauli" a "Joe Mitraglia" erano
canzoni vestite praticamente di nulla, non c'erano arrangiamenti nelle canzoni,
c'era solo la sua voce, ma questo noi lo sapevamo, noi volevamo solo la sua
voce.
E fra una canzone e l'altra ci parlava con la sua parlata fatta di pause, di
ricerche di parole che mai gli venivano di getto, era una persona che comunicava
parlando come si fa con un amico al bar, non c'erano cose preparate, neanche
la scaletta lo era.
Se gli chiedevi una canzone lui, se la ricordava, in qualche modo te la cantava.
Da quel giorno l'ho seguito in tantissimi concerti, ho visto piazze vuote e
piazze strapiene sotto il palco ma Augusto era sempre lo stesso, non cercava
nulla dal palco cercava solo di comunicare con la gente.
Non lanciava proclami, non faceva monologhi, lui parlava con la gente nomade
come lui.
L'ho conosciuto personalmente ad un concerto, non gli ho chiesto l'autografo
perché non mi interessava la sua firma, non mi sono emozionato ad incontrarlo,
l'ho incontrato come si incontra un amico, abbiamo parlato del più e
del meno e sullo sfondo del mio pc c'è sempre la nostra foto scattata
da una persona che sarebbe poi diventata per un grosso pezzo della mia vita
la persona più importante per me, persona conosciuta proprio a quel concerto.
Lo ricordo ad un concerto a Narni strapieno di gente, era appena uscito "Gente
come noi" e il successo stava affiorando nuovamente, cantò per più
di 4 ore e la sua voce alla fine era come durante la prima canzone.
Augusto cantava 4 ore di seguito senza sforzo, non era un cantante impostato,
era uno che cantava di getto, con il cuore e basta, si dimenticava sempre le
parole delle canzoni, attaccava canzoni che il resto del gruppo neanche ricordava
senza avvertire, una volta gli misi sotto il naso un registratore, lui mi disse
al microfono: " Non puoi registrarmi, sarebbe vietato, ma non provare
a spegnerlo!!!?"
Quella cassetta è tenuta gelosamente sotto chiave e ogni tanto la metto
nello stereo e l'ascolto, ne esiste una sola copia in giro per il mondo, chissà
dove è finita ormai, ma l' originale è nella mia bacheca ed è
una delle cose più importanti che ho.
Per farlo smettere di cantare bisognava staccargli la spina dell'amplificatore,
ma lui cantava ugualmente senza microfono.
Lo ricordo al teatro tenda di Firenze ormai malato con la sua maglietta a righe
bianco e rossa cantare per ore con la sua barba ormai troppo lunga e il suo
fisico notevolmente appesantito, lo ricordo con la sua chitarra nera che strimpellava
appena, con la sua asta rosa, e con quella voglia di parlarti sempre presente.
Il giorno che morì lo ricordo ancora, ero sotto la doccia e mia madre
mi chiamò per dirmi di correre a vedere il telegiornale, fu bruttissimo.
Un pezzo di me era andato via, ho amato tante canzoni da lui cantate, tante
canzoni le ho fatte mie e le suono con i miei amici, ma quando ho voglia di
Nomadi metto i suoi cd e lo ascolto.
In casa mia c'è un suo ritratto appeso al muro, il giorno che i nuovi
Nomadi sono andati al "Roxy bar" per lo special con cui tornavano
a cantare e suonare ho provato sensazioni strane, non sapevo se era giusto continuare.
Augusto era i NOMADI, Augusto è per me ancora i NOMADI, oggi sono contento
che abbiano continuato perché hanno portato avanti la sua memoria, ma
un pezzo enorme di me è andato via con lui, è strano come puoi
chiamare amico qualcuno che neanche conosci di persona.
Una cosa penso, è morto giovane ma penso abbia vissuto tantissimo per
intensità e ha lasciato un segno che niente potrà cancellare.
Personalmente oggi cerco altre cose dai Nomadi perché penso che debbano
essere differenti da quelli di Augusto, quindi cerco più tecnica, più
musica perché niente e nessuno può dare quello che lui dava da
un palco e non è una provocazione, è solo quello che sento.
O forse continuo ad andare ai concerti dei Nomadi solo perché non riesco
ad accettare che il tempo sia passato e che il destino mi abbia portato via
Augusto e tante altre persone che identifico con lui per associazione di luoghi,
tempo e sensazioni.
Mentre scrivo lo sto ascoltando, ho deciso di non scrivere più in ML
su cose riguardanti i Nomadi di oggi perché le mie sensazioni sono troppo
lontane da quelle di tutti voi e possono quindi sembrare fuori luogo, ma parlare
di Augusto è troppo bello.
Ti ringrazio Guido per avermene dato la possibilità, ma forse parlando
di lui ti ho parlato di me, non so, spero che questa mail te lo abbia fatto
un pò conoscere attraverso le mie sensazioni.
Ciao Franz
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