I NOMADI SONO ….. RINATI !
(Teatro Colosseo Torino . 14.11.09)

E ditemi che non è vero! Tolti quei tre concerti dei vecchi tempi con Augusto, che non fanno testo perché per me sono unici, ieri sera ho assistito forse al più bel concerto nomade che ricordi.

Ma cominciamo con ordine. Per festeggiare i nostri carissimi iscritti Paola e Michele …. ben 33 anni di vita insieme …… che Dio li conservi …… come direbbe mia mamma ….. abbiamo pensato bene di far loro una sorpresa organizzando un rinfresco con “contorno” nomade al Teatro Colosseo prima delle prove del concerto. Con la piena adesione di Beppe, Massimo, Daniele,  Cico e Sergione (assente giustificato Danilo ) e con la presenza di Abate e Dinelli, Piero Presidente del Fans Club Valsusa e Davide Fracavallo batterista della Cover “Tracce” ci siamo trovati nel retro palco del Teatro alle h, 18,30 circa ed abbiamo festeggiato in allegria i nostri “sposini stagionati” con salatini, torte, marron glaces  e ….. udite udite ….. acqua (sì, proprio quella) aranciata, coca cola, succhi di frutta., insomma in sobrietà anche se Cico ci ha confidato che erano reduci da 5 giorni in quel di Montepulciano (e come non approfittare dei buoni vini di quelle parti) e che quindi quel pomeriggio l’acqua andava benissimo. Tanto dopo andavano a cena e l’acqua se la dimenticavano sicuramente.

Inizia il concerto. In pole position Gordon, La Dimensione , Lo specchio ti riflette, La mia terra, Senza nome, Io voglio vivere, Il profumo del mare, Domani, L’angelo caduto (che non cantavano da una vita), Isola ideale, Suoni, La vita è mia, la splendida Qui,  Il Paese delle favole, Uno come noi , Un figlio dei fiori non pensa al domani, una delle mie preferite Mediterraneo, Un po’ di me (cantata splendidamente) ecc. ecc. fino al finale Io vagabondo.

  Ieri sera è come se Augusto fosse stato  più presente insieme a noi  con le sue canzoni di tanto tempo fa, almeno, io ho avuto questa sensazione. E credo anche che questa disavventura capitata a Danilo abbia fatto riflettere tutti gli altri componenti del Gruppo, facendoli meditare che forse è meglio pensare più alla qualità che alla quantità del loro lavoro. Nel senso meno concerti ma miglior scaletta e soprattutto più varia.

In questi ultimi anni le loro scalette musicali erano un po’ sempre le stesse, cambiavano qualche brano ogni tanto, ma le “vecchie” canzoni di Ago erano sempre là chiuse nei cassetti (non dimenticate nei nostri cuori)! Ora questi cassetti forse li stanno riaprendo uno alla volta senza fretta per tirar fuori qualche brano –ce ne sono talmente tanti che la scelta diventa difficile- togliendo loro la polvere accumulata in anni di “buio e di chiuso” e riarrangiarli di nuovo per adattarli alle voci di  Danilo, Massimo, Sergio o Cico.

Dando un doveroso saluto e ringraziamento ai coristi che hanno collaborato splendidamente con i Nomadi in questo momento di difficoltà, Danilo sembra essere tornato alla forma smagliante di sempre, apparentemente come se non fosse successo nulla, in realtà ora ogni tanto si allontana dal palco per lasciare cantare e suonare gli altri del Gruppo e riposarsi un po’.

Sono contenta di sentir cantare non solo Danilo e Massimo ma anche Sergio che è stata una scoperta piacevolissima – musicista a tutto tondo e bella voce – e Cico, un tutt’uno con la sua chitarra ed anche lui con una bella voce.

Daniele sta al suo posto, uomo di poche parole ma con la battutina giusta detta la momento opportuno. Uno che ciarla poco e tanto fa.

Beppe è Beppe, il “boss” ma anche l’amico che ti da una pacca sulla spalla ed ha sempre un sorriso per chiunque. E’ il nostro Gruppo e noi siamo con loro, incondizionatamente. Siamo Nomadi nel cuore e da loro ce ne sentiamo ripagati.

Nomade per sempre

                                                                                                          MAPI  

 

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TORINO 14 Novembre 2009
Teatro Colosseo 
CLICCA

- Gordon (Danilo)
- La dimensione (Danilo)
- Lo specchio ti riflette (Danilo)
- La mia terra (Massimo - Danilo)
- Senza nome (Danilo)
- Io voglio vivere (Danilo)
- Il profumo del mare (Sergio)
- Domani (Massimo)
- L'angelo caduto (Danilo)
- L'isola ideale (Sergio)
- Suoni (Sergio - Beppe)
- La vita è mia (Massimo)
PAUSA CAFFE' E PLIN PLIN
 

- Qui (Danilo)
- Il vecchio e il bambino (Danilo)
- Il paese delle favole (Danilo)
- Uno come noi (Danilo)
- Un figlio dei fiori non pensa al domani (Massimo)
- Mediterraneo (Sergio)
- Un po' di me (Danilo)
- Noi non ci saremo (Danilo vers. soft)
- Un pugno di sabbia (Danilo)
- Canzone per un'amica (Danilo-Cico-Max)
- Dio è morto (Danilo)- Io vagabondo (Nomadi e teatro)

 

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Un anniversario, un Rebus, un Teatro
I Nomadi al Colosseo

Un’aria fredda e pungente, che entra dall’esterno, avvolge la piccola sala sul retro del teatro Colosseo, dove una tavola imbandita di salatini, torte, marron glacés e spumante è attorniata da tutti noi che con macchine fotografiche e videocamere siamo in attesa di Beppe e compagni per festeggiare tutti insieme i trentatre anni di matrimonio di Michele e Paola.
Sono da poco passate le 18 e 20 quando Dinelli, Beppe, Cico, Daniele, Massimo e Sergio scendono dal palco delle prove e ci raggiungono per questo ‘speciale’ brindisi nomade. Il tempo di quattro chiacchiere, qualche anticipazione, e molte foto prima di lasciare il gruppo, in attesa dell’imminente concerto.

La fortuna ci assiste anche all’esterno del teatro, in questa nuvolosa serata torinese di novembre, dove giunge un Danilo in grande forma (e lo si vedrà in seguito sul palco) che si concede a qualche foto prima di raggiungere gli altri.
Alle ventuno tutto è pronto, quando suona la campanella del teatro gli ultimi arrivati si affrettano a prendere posto. Poco dopo le luci si spengono. Le prime note risuonano nell’aria. Il sipario lentamente scopre a uno a uno i musicisti sul palco. Il pubblico cerca di intuire sin da subito la prima canzone, per poterla cantare, per poterla condividere come sempre avviene. E’ bello rivedere Danilo, li sul palco, sin da subito, al suo posto. La sua voce, la sua chitarra, ognuno di noi in cuor suo per un attimo sono certo abbia tirato un lungo sospiro di sollievo, ma è li, insieme a tutti gli altri, insieme a tutti noi, ad intonare ‘Gordon’ e a dare il via alle quasi tre ore di concerto. Uno dei più belli, uno dei più sentiti sicuramente, nonostante noi popolo nomade non siamo molto abituati a stare seduti durante le esibizioni. 
Durante la ‘bicchierata’ ci erano state annunciate delle sorprese e la scaletta è tutta una stupenda e avvolgente sorpresa, alle canzoni dell’ultimo album (incredibile e toccante ‘Senza nome’) si aggiungono un mix di vecchi successi, alcuni dei quali per me per la prima volta ascoltati dal vivo, da ‘Isola ideale’ cantata dal sempre più bravo Sergio a ‘Domani’, introdotta da un improbabile e divertente rebus di Danilo, da ‘Il Profumo del mare’ a ‘L’angelo caduto’.
Dalle prime file si respira un’aria di allegria trasmessa da chi sta sul palco, oltre alle canzoni si scherza e si ride molto e questo rende il tutto ancora più piacevole.
La seconda parte si apre con ‘Qui’, una delle più suggestive dell’album ‘Allo Specchio’ e sentita in teatro ancora più incantevole e magica. Si continua con una roccheggiante ‘Un figlio dei fiori non pensa al domani’ cantata dall’anima più rock del gruppo, ovvero Massimo, per poi proseguire con tante altre tra cui una canzone che sicuramente ha fatto venire la pelle d’oca a molti, ‘Un po’ di me’ riproposta da Danilo e dedicata a tutti gli innamorati, fino ad arrivare a un ‘Un vecchio e un bambino’ e ‘Noi non ci saremo’ per terminare con ‘Io vagabondo’ anticipata dalla lettura degli striscioni e dei messaggi arrivati sul palco. I vagabondi della mole, oltre a materiale didattico, hanno regalato ad ogni componente del gruppo un pacchetto contenente alcuni dolci tipici delle nostre terre. 
E quando l’ultima canzone viene intonata, molti lasciano i propri posti per avvicinarsi al palco e cantare tutti insieme ‘Io vagabondo’. 
Poi lentamente il sipario si chiude, per un attimo le luci si spengono. Quando si riaccendono un silenzioso brusio si alza dalla platea e dalla galleria, piano piano il vociare del pubblico si fa più forte, i primi commenti, le prime emozioni condivise, i sorrisi delle persone che hanno assistito ad una serata di musica e non solo, nell’atrio si incontrano vecchi amici con cui ci si scambia qualche opinione, qualche battuta. Il popolo nomade si avvia verso casa, ognuno con il suo ricordo, ognuno con la sua canzone. Fuori dal teatro è tempo di un ultimo saluto prima di concludere un’altra giornata nomade pensando già al prossimo concerto, senza però dimenticare i forti, incredibili e bei momenti appena vissuti… 

 

Sempre Nomadi
Luca B.

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