NOMADI AL COLOSSEO – 20 NOVEMBRE 2010
Istruzioni per rendere il mondo più bello

Sognare si può. Ne sono certo. Si può anche sognare un mondo più leggero, migliore, bello. E uomini che hanno contribuito in tal senso ce ne sono stati molti, dalle persone più comuni che durante la nostra vita abbiamo avuto la fortuna di incontrare e conoscere fino ai vari Augusto, Dante, De Andrè, Bertoli, Gaber e tanti ancora, che talvolta lo stesso Danilo ama ricordare dal palco. Forse senza pensare che in quegli stessi momenti, nel ricordare quegli inimitabili personaggi della nostra storia, sta rendendo anche lui il mondo più bello. E lui, insieme agli altri cinque personaggi della nostra attuale storia, con cui condivide il palco, non fa altro che alimentare questa bellezza, che da tempo va contemplando, diffondendo e che rende tutto più sano, unico o forse semplicemente più umano…

Una pioggia battente, il ritrovarsi in una piccola sala del bar di fronte al teatro ad attendere. Quell’attendere di amici che stanno terminando di lavorare, a cui hai dato appuntamento per un aperitivo e quattro chiacchiere in un qualunque sabato dell’autunno torinese. In questo caso all’aperitivo va aggiunta anche qualche foto, qualche autografo, l’ottima torta di Michele e soprattutto l’imbarazzo di ritrovarsi a dividere qualche metro quadro di pavimento con i Nomadi al completo… insomma cose che non ci capitano proprio tutti i giorni!!! Ma anche questa volta, come un anno fa, c’era qualcosa da festeggiare, i 15 anni di fans club, e sono sicuro che se ci sarà un’altra occasione il prossimo anno, saremo bravi nel trovare qualcos’altro da celebrare una pizza e un caffè veloce, prima di prendere posto e riempire il teatro. E attendere. Anche questa volta. Poco però. Il tempo di accorgersi che le luci nella platea si stanno abbassando fino a spegnersi del tutto e si stanno accendendo sul palco, dietro quel tendone che separa noi da loro, pronti per partire. Ed ecco, le prime note, le prime parole, “…ho lasciato vagare i pensieri…”, danno il via a questo concerto teatrale, sicuramente rispetto a quelli estivi più statico (per noi), più intimo… più elegante.

Ma è anche il tour di presentazione del nuovo album di cover (coperte) ‘Racconti Raccolti’, ecco allora ‘L’isola che non c’è’ che anticipa tante altre canzoni, tra cui ‘La storia’ cantata da Massimo, ‘Dove si va’ fino ad arrivare alla conclusione della prima parte, da pelle d’oca, con ‘L’eredità’ e ‘Qui’.

Il tempo di una birra, lo scambio di qualche battuta, di qualche emozione condivisa e poi il ritornare a sistemarsi lentamente per assimilare un’altra ora di musica. La magia del teatro riparte, tutto ridiventa buio, perde forma, il sipario si apre, la musica ricomincia. Danilo è seduto, pronto a trasmetterci tutta la sua energia sulle note de ‘Il nulla’, la sua voce è incredibile, i suoi movimenti rendono il testo ancora più vivo, forte, splendido.

Ogni canzone meriterebbe una citazione, ogni movimento ha una piccola grande storia alle spalle, perché ogni concerto è unico, e nella sua unicità è in grado ogni volta di rinnovarsi, non dimenticando mai tutti i sassolini gettati lungo il cammino negli anni passati.

Quindi a volte non tutto è scrivibile, non basterebbero pagine su pagine, parole su parole, e magari ci si dilungherebbe troppo su argomenti superflui. Ed è per questo che talvolta è bello ricordare anche semplici momenti e passaggi di una serata che per molto rimarrà in noi, come una bandiera della pace elevata al cielo che sicuramente renderebbe il mondo più colorato, ‘Hey man’ con un magistrale Sergione versione ‘Sugar’, un cambio chitarra di Cico che gli permette di ricordare di quanto un tempo (remoto) fosse anche lui magro, l’assenza dei coriandoli sulle note di ‘Io voglio vivere’, il dono di un raro disco di Bob Dylan in compagnia di Tom Petty, la mia personale attesa lunga undici anni di concerti prima di ascoltare la mitica ‘Babilonia’, il ricordare come in un paese come il nostro la Cultura, la Storia, l’Arte siano spesso accantonate non sapendo il vero motivo, la simpatica e riuscita versione a TRE de ‘Il vento del Nord’, l’incontro con gli amici della provincia di Avellino che hanno percorso centinaia di chilometri per condividere con noi il concerto e (ahimè per loro) questo tempo piovoso tipicamente piemontese, un Massimo che srotola striscioni con la maglietta dei quindici anni del fans club e la bandana del Torino al collo, il battesimo nomade per Silong Simone, l’ultimo arrivato nella famiglia vagabonda e omaggiato con una divertente filastrocca fino al gran finale, con il duetto Danilo Sacco - Dino e noi tutti in piedi ancora una volta per abbracciare questa magica atmosfera, e pensare che può bastare veramente poco per rendere questo nostro mondo ogni giorno un po’ più bello.       

Luca B.  

 

 

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