Una nuova storia da raccontare…

I Nomadi al Teatro Colosseo Torino 2012

È passato giusto un anno da quel 26 novembre 2011; stesso teatro, stesso sipario, ma con emozioni profondamente diverse.
Il cuore ora è pieno di speranze, e perché no di paure per quello che sarà il futuro di questo nuovo Terzo Tempo.
È ormai il quarto anno consecutivo che ci troviamo tutti fuori al teatro con la grande voglia di vivere tutti insieme una nuova grande emozione. Perché è questo il compito della musica e delle canzoni: colpire il cuore e farlo vibrare, magari riconoscere nelle parole una propria storia o un proprio stato d’animo e, perché no, vivere con tutto il popolo nomade, con i propri amici, con la propria famiglia un’atmosfera magica che ti possa, anche se solo per qualche ora, farti dimenticare la "fatica" quotidiana.
Il clima iniziale è quello giusto: amici nuovi, amici ritrovati, racconti di questi mesi di ansie e di incertezze, di viaggi e di concerti lontani, la consapevolezza che questo movimento di persone che condividono questa avventura (non solo musicale) avrà ancora tempo e modo per camminare insieme....ed ecco che il sipario si apre!
Subito una sorpresa, si inizia con "Amici Miei", cantata da Massimo, pubblicata nel 1981 in "Sempre Nomadi" e (a memoria) non più ripresa successivamente. E allora, mi sono chiesto, perché proprio questa canzone e proprio ora? E riascoltandola più volte ho capito che con questa canzone i Nomadi ci vogliono dimostrare la loro voglia di andare avanti nonostante tutto:

"..Sembrava inevitabile lasciar qualcuno per la via.
Amici miei nel vento canta ancora la libertà che conoscemmo allora
Amici miei non è finito tutto,
Anche se quel tempo non torna più per noi.."


E poi finalmente per la prima volta i brani del nuovo disco ascoltati dal vivo: e si inizia così il Terzo Tempo con Cristiano sempre più integrato nel gruppo e a suo agio con le nuove canzoni scritte anche da lui.
Quindi di seguito "Ancora ci sei", "Terzo Tempo", "Non avrai", "Fuori" seguite dalle classiche "Amore che prendi Amore che dai", "Io voglio Vivere", "Dove si va".

Il tempo passa, troppo in fretta a volte, è un attimo, veniamo presi dalle note di "La libertà di volare", la magistrale "Se non ho te", e Sergio ci rapisce e ci porta a viaggiare sulle note del suo violino.
Ed eccoci alla pausa, pochi minuti ma sufficienti a scambiarsi le impressioni e a programmare già le prossime tappe, le prossime avventure insieme. È bello guardare la "gente", il popolo nomade" Neanche il tempo di pensare troppo e lo spettacolo ricomincia.

E ricomincia proprio dove lo avevamo lasciato, sulle note del violino di Sergio. Ed è subito "Tarassaco" (accompagnato dalla coreografia perfetta della nostra Silvia), "Il vento tra le mani", "Un altro cielo" e poi la mai sentita dal vivo "Anni di frontiera".
L’atmosfera di "Apparenze" apre la parte finale del concerto. A raffica "Auschwitz", "L’uomo di Monaco", "Canzone per un’amica" e "Dio è morto" cantate a squarciagola da tutti.
Prima di "Io Vagabondo" è il momento degli striscioni, dei regali, dei biglietti e dei messaggi di auguri; momento sempre emozionante che consolida i legami e fissa le emozioni.
Senza quasi accorgermene il tempo è finito. Ma per fortuna è terminato solo il tempo di questa serata, una nuova storia è cominciata, ed è una nuova storia ancora tutta da raccontare!


Bruno & Cristiana

 

“LA MIA PRIMA VOLTA CON….
CRISTIANO”

Ebbene sì, nonostante siano passati ormai otto mesi dal suo ingresso pubblico nella band, ricordate era il Nomadi incontro di Novellara nel lontano febbraio, non mi era ancora capitato di sentire dal vivo il nuovo amico di tutti noi autentici Nomadisti. Lo confesso, ero un po’ dubbioso e titubante, un cambiamento di così importante portata non poteva passare inosservato, ma confidavo nel fiuto musicale e nell’esperienza umana e professionale di Mastro Beppe Carletti e devo ammettere che, ancora una volta, ha visto lungo. Il nuovo Front-Man dei Nomadi è all’altezza di tutte le nostre aspettative...oddio proprio una pertica non è, ma dall’alto dei suoi 170 cm non fa certamente sfigurare gli altri compagni di suono. Anzi se proprio la devo raccontare tutta, adesso mi sembra che ci sia persino più equilibrio nel suddividersi le canzoni del loro repertorio, vedendo così tra loro maggior affinità e coralità di gruppo. Il primo ascolto della sua potente voce l’avevo avuto un mese fa all’uscita del nuovo disco che sicuramente segnava il debutto suo personale ma anche una ripartenza di tutti gli altri e mai titolo del cd fu più azzeccato: un Terzo Tempo della vita musicale, dell’incontro, di un amalgama diversa per traghettare i Nomadi verso il prestigioso traguardo che taglieranno l’anno prossimo, 50 anni di carriera caso unico in Italia per un complesso di musica popolare.

                                                         

Quando le prime note si sparsero nella mia casa capii subito che una nuova avventura aveva inizio e, come recita il sottotitolo del disco, c’era una nuova storia tutta da ascoltare. Ed allora via con la novità...ascolto e rifletto però Musica più graffiante in alcune tracce, echi di swing in altre, un pizzico di note jazz tanto per fare atmosfera e tanto romanticismo e poesia. Le parole poi, non meno importanti della musica che regalano a tutti noi instancabili ammiratori, emozioni a non finire. M’innamoro subito di quest’ultimo lavoro, tanto da non stancarmi mai di ascoltarlo e da non avere una canzone"da saltare" nella scaletta del disco. Ma in tutto questo zuccheroso paradiso Nomade c'era ancora una casella da sistemare e nemmeno tanto piccola come dimensione per terminare il puzzle del Terzo Tempo ed incorniciare la nuova composizione della band per il prossimo millennio: la prova live del concerto. Lì, mi dicevo, verrà fuori la verità perché si sà in studio l’amalgama può essere artefatta, l’alchimia camuffata, il feeling virtuale ma sul palco no; tutto sarà alla luce del sole, pardon delle luci del teatro e quindi non resta che aspettare il 17 novembre per sincerarsene.
E ieri, finalmente, quella data bussò alla porta delle case di tutto il mondo e noi, più modestamente a Torino, dalle nostre case siamo usciti, dalle nostre porte siam passati per accorrere tutti al Colosseo all’incontro tra musica e parole con i nostri beniamini.
Prima prova, quando arriviamo li scruto: ebbene sì son sempre loro disponibili e simpatici, arrivano uno dietro l’altro per effettuare le prove del tardo pomeriggio ma, nella sera fredda di un autunno ormai maturo, si fermano comunque per le foto di rito, i saluti, gli abbracci da dedicare a tutti quelli che li aspettano trepidanti. Cristiano non fa eccezione e’ solo un poco spaesato non essendo abituato presumibilmente ad essere così conteso dai fans, ma non credo ci metterà molto ad assaporare il dolce profumo dell’affetto e della cordialità di noi suoi nuovi amici.
Seconda prova, quando salgono sul palco li osservo: ebbene sì l’affiatamento e’ uguale a quello di sempre nessuna prevaricazione o rivalità anzi i ruoli di ognuno sul palcoscenico, pur mantenendo una certa determinatezza, sono felicemente ribaltati, accavallati ed esilaranti al tempo stesso. Cristiano non fa eccezione, si vede subito che si e’ già ambientato con gli altri e oltremodo si denota che in questi mesi ha potuto aumentare la propria padronanza davanti all’asta del microfono.

Mettiamoci nei suoi panni: non deve essere stato facile ritrovarsi, da un giorno all’altro, catapultato nel bailamme dell’universo Nomadi che sappiam bene essere fatto di vita quanto mai frenetica e girovaga!
Terza prova, la suddivisione dei brani, li ascolto: ebbene sì l’equilibrio momentaneamente perduto ora e’ stato ritrovato, le melodie di Sergione su Mediterraneo ed il Vento tra le mani (che gioia mi da’questo brano fin dal suo primo ascolto...),il rock più sbarazzino di Massimo su Marinaio di vent’anni prima ed ora su Fuori(ottimo testo quanto mai attuale nell’Italia della crisi)e su "Un attimo di sole"(un piacevole acquarello lieve e soave), ma su tutte la nuova voce,potente e di un estensione incredibile di Cristiano che nell’ultima produzione ha ben sette canzoni su dieci: dalla graffiante Non avrai e Addormentato ma non troppo (ma chi sarà il Babbo Natale a cui dovremmo dare il prossimo voto?!) alla poetica "Ancora ci sei"fortunato e azzeccato brano di lancio di tutto il nuovo disco),ballate classiche in stile Nomade come il brano omonimo del titolo e Un altro cielo, fino ad arrivare ai due gioiellini dell’intera produzione "Tarassaco" e "Apparenze" che rimarranno nel tempo e soprattutto nei cuori di tutti quelli che ammirano la poesia sublime di alcuni testi: quelli che fanno vibrare le corde dell’anima.

La quarta prova potevamo anche non passarla, per me erano promossi a pieni voti prima ancora del rush finale della lettura degli striscioni sulle immancabili note delle tre canzoni classiche conclusive.Ma comunque: quarta prova, la padronanza del palco nel nuovo ansamble,li guardo: ebbene sì ognuno con la propria personalità e la propria bravura nel proporsi col proprio strumento musicale d’elezione ma su tutti Cristiano con una gestualità nuova ed un sentimento autentico nell’eseguire i brani in scaletta: i classici del repertorio Nomade senz’altro,ma soprattutto in quelli che giustamente sente più suoi, avvero quelli del nuovo disco ultimo arrivato. Insomma dopo otto mesi di digiuno Nomade ora son pronto per una nuova travolgente abbuffata che ci porterà antipasti e succulente portate, sotto al traguardo dell’anno del cinquantenario: NOMADI 1963M - 2013 50 anni di ammirazione,amore, amicizia tra noi e loro.


MAX

 

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