VILLAFRANCA PIEMONTE 5 MARZO 2010

Non si smetterà mai di dirlo, un concerto dei Nomadi è innanzitutto un incontro con amici, un ritrovarsi, un salutarsi, uno scambiarsi idee, opinioni, un abbracciarsi dopo mesi in cui non ci si è visti. E’ un alzare lo sguardo tra una canzone e l’altra, tra una pausa caffè e una chiacchierata, per vedere se intorno a te si aggirano volti conosciuti, gente vista mille volte con cui avresti solo voglia di scambiare due parole, sapere qualcosa in più su di lui, su di lei, è il constatare che ‘oggi’ chi credevi fosse presente per poterlo riabbracciare non c’è per i più svariati motivi, e questo un po’ ti dispiace. Non importa se il concerto si tiene in un palazzetto, in un campo sportivo, in un palatenda, il popolo nomade c’è! E’ disposto a sfidare l’asfalto caldo e asfissiante d’estate e stradine ghiacciate di piccoli paesi d’inverno. Come questa sera, qua, a Villafranca Piemonte, piccolo paesino di 4800 abitanti in provincia di Torino, prima tappa del tour post-Novellara, post-Sanremo, in questo nuovo palazzetto dello sport che i Nomadi sono stati invitati in qualche modo a ‘battezzare’.     

Il nostro concerto comincia presto, quando da poco passate le 19 sopraggiungiamo a Villafranca e portiamo sul palco oltre al nostro striscione, materiale didattico. E’ poi l’ora di un panino nell’attesa del concerto e dell’arrivo degli altri Vagabondi della Mole. (PS. di cui faccio parte da una anno esatto… Grazie per tutto ragazzi!!!).

Quando si spengono le luci è l’ora dell’esibizione del giovane Martino Corti, ascoltato in quel di Novellara, che propone tre canzoni del suo repertorio.Ma è il suono della batteria di Daniele a far terminare l’attesa di risentire sul palco i nostri Nomadi, che con ‘Sangue al cuore’ danno il via a due ore e mezza di energia e vita. Si continua con ‘La Dimensione’, ‘Lo specchio ti riflette’, la proposta di Danilo di una Bagna Càuda collettiva e l’annuncio che questa sera avrebbero cantato anche il ‘Mastro musicista’ di Novi Beppe e il ‘timido’ batterista di Albinea Daniele, ma fortunatamente (o sfortunatamente) questo ci è stato risparmiato. Sempre toccanti sono ‘Senza nome’ e ‘Lontano’ e un merito anche a Massimo Vecchi che con la sua grinta continua a infondere vitalità e anime roccheggianti a brani come ‘Storie di Mare’, ‘Un figlio dei fiori’ e ‘La Vita è mia’.

‘Salutami le stelle’, canzone appropriatissima in questa stellata e fredda serata a Villafranca, con la sua piazza contornata da storici monumenti, e ‘Ma che film la Vita’ sono il preludio alla fine dell’ennesimo concerto, che personalmente ho vissuto, forse, per la prima volta da vero ‘Vagabondo’ dimenandomi da una parte all’altra del palazzetto scambiando qualche parola e cantando qualche canzone con amici che negli anni ho avuto modo di conoscere e la fortuna di rincontrare, da quelli sempre presenti della provincia Granda, a quelli della ‘mia’ Val Sangone, da quelli della mia seconda patria Val di Susa, a quelli nuovi del Canavese e tanti altri, che mi hanno portato a vivere, anche se brevi, bellissimi momenti di condivisione.      

Ad accompagnarci lungo la via del rientro una limpida luna che sembra appesa al cielo con un sottile filo, una di quelle lune amate e ammirate in tanti dipinti di Augusto, e ovviamente la musica nomade. Silvia sceglie ‘Gordon’, album del 1975. Così le note di ‘Sorprese’, ‘Vittima dei sogni’, ‘Senza discutere’ e anche  i nostri silenzi (dovuti soprattutto al fatto che io e Sandra siamo completamente senza voce) rendono il ritorno ancora più piacevole e si infonde ancora una volta in noi la voglia di ripartire e di riabbracciare un mondo ‘nomade’ che con il passare del tempo amiamo sempre un po’ di più.  

                                                                            Luca B.

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