SOLO UNA VOCE......
NOMADI ALLO SPECCHIO
|
|
1 LO SPECCHIO TI RIFLETTE
(El espejo te delata) 2 LA DIMENSIONE 3 PRENDITI UN PO' DI TE 4 IN QUESTO SILENZIO 5 QUI 6 LA VITA MIA 7 SENZA NOME 8 NON SONO IO MA TU 9 IL BALLO DELLA SEDIA 10 IL NULLA 11 LO SPECCHIO TI RIFLETTE 12 DUE RE SENZA CORONA |
|
|
e molteplici emozioni del vivere: il tormento per un amore soltanto sfiorato (“Qui”), la sofferenza di una donna schiava del proprio amore (“Prenditi un po’ di te”), la rabbia per un amico perso nell’ennesima guerra inspiegabile (“Senza nome”), la ribellione verso chi vuole impedire di essere artefici del proprio destino (“La vita è mia”), lo schiaffo alle coscienze degli indifferenti verso i problemi altrui (“Il nulla”), l’ironia sferzante contro quei politici con la coerenza ballerina (“Il ballo della sedia”), l’ottimismo che permette di sognare sempre e nonostante tutto (“Non so io ma tu”), la gioia di un silenzio in cui scoprire un mondo infinito e libero (“In questo silenzio”), fino al brano “La dimensione” che è un poetico inno alla vita.
un filo breve che ci lega......
siamo una cosa sola due re senza corona un equilibrio perso sotto questo cielo......siamo una cosa sola due foglie contro vento........ due specchi con un solo fuoco di riflesso
.....solo
una voce......solo una voce

E' l'album numero 31. E solo
contando quelli riempiti di brani inediti. I Nomadi non sono il rock. Sono di più:
sono la storia del rock. Almeno quello italiano. Hanno figli e nipoti. Alcuni
degni, altri indegni. Hanno anche dei cloni. Ma quello è il prezzo che si paga
alla popolarità. Ma il sound dei Nomadi è solo loro. E' un marchio registrato
tra le sette note. E' l'amore per la musica. E' una corerenza nata nel 1963, col
nome I Sei Nomadi e giunta fino a oggi. Quasi mezzo secolo da protagonisti e un
entusiasmo che non si ritrova neanche in chi oggi ha 18 e suona sognando di
diventare una star.
Come sono questi Nomadi Allo Specchio?
Consapevoli di avere realizzato il disco più bello dell'ultimo decennio. Ci
abbiamo lavorato tre anni. E avevamo una voglia di stare in studio che non
poteva che sfociare in un grande album. Poi, rileggendo i testi, c'è la
sensazione di avere fatto un buon lavoro
Premonizioni positive, dunque?
Pulsazioni iniziali e ritmica ci hanno predisposto a un buon lavoro. Non
cerchiamo autori noti ma sconosciuti. Li cerchiamo per l'Italia. Alla fine di
ogni tour torniamo a casa con mucchi di testi, provini, musiche. Le liriche che
ci piacciono le lavoriamo. Stavolta hanno subito assunto dei bei colori. Chi
scrive per noi non è un autore di professione. Nel 1977 lanciammo lo slogan prendere
alla gente per ridare alla gente: siamo un po' succhiaotri un po' Robin
Hood.
La Warner
Esatto. La gente da noi si aspetta un certo tipo di percorso musicale. Talvolta
prendiamo due canzoni e le mescoliamo. Gli autori professionisti si arrabbiano
se cambi una riga, qui è diverso.
In Lo specchio ti riflette duettate con Jarabe de Palo
La Warner ci ha chiesto un duetto. E' uscito un ventaglio di nomi. Questo era
quello più vicino al nostro modo di fare musica. E' un brano latineggiante. Gli
abbiamo spedito la canzone e gli è piaciuta. Sarà sul palco con noi il 6 e il
7 aprile 2009, rispettivamente a Milano e Roma per le prime due date del nuovo
tour. Il nostro ultimo duetto risale al 1997 e fu con Francesco Baccini. Poi
stop. All'estero sono maggiormente predisposti. In Italia c'è più egoismo.
In Allo Specchio che ci raccontate?
Le tante facce della vita
Oggi è difficile fare musica?
Chi fa i dischi insegue il successo. Una volta cantavi per voglia di fare. Oggi
la prima cosa che fai è un demo per apparire. Cantavi nelle balere e ti
scoprivano lì: oggi non esistono più i talent scout che vanno in cerca di
promesse nei locali, nelle discoteche. La missione è apparire.
Anche voi siete apparsi a Sanremo.
Vero, ma non ci siamo venduti. Ci siamo andati con una nostra canzone: o quella
o niente. Sanremo è come una fiera, è un gran baraccone. Una settimana a tempo
pieno e poi si smontano gli stand.
Una canzone si intitola Il ballo della Sedia. E' molto ironica
e descrive un'Italia che non molla appunto la sedia
Siamo circondati da banderuole. Non c'è speranza e siamo molto preoccupati
dall'attacamnto alla sedia, seppur non sia una novità. Il testo lo abbiamo
vestito di buon rock e di un po' di cori, sembra quasi un gospel.
La ascolteremo in radio?
Quella è un'altra nota dolente. Certi dischi non passeranno mai in alcuni
network ed è una nota dolente. E' una discriminazione. Ci ha fatto meno male la
censura subito anni fa per Dio è Morto.
Ora andate in tour.
Il 6 e il 7 aprile 2009 siamo a Milano e Roma con Jarabe De Palo e ci saranno
delle sorprese. Poi qualche altra data. Abbiamo un pacchetto di 90 concerti,
potremmo fare tre concerti.
Che effetto vi fa sapere che c'è chi ascolta i Nomadi in formato mp3?
Il mondo va così. Certo che il vinile era un'altra cosa.
La formula del vostro elisir di lunga vita?
Lasciare spazio un po' a tutti.
di Fabrizio Basso

DOPO TRE ANNI NUOVO CD PER I NOMADI
MILANO - La vita come 'filo rosso', con un brano che è anche un atto di
accusa a tutta la classe politica. A tre anni di distanza dall'ultimo
album di inediti esce il nuovo disco dei Nomadi, gruppo storico italiano
tra i più longevi, dal titolo Allo specchio. Il nuovo cd è composto da
10 canzoni tutte legate al tema della vita, in gran parte scritte dai fan,
riarrangiamenti di pezzi raccolti in occasione dei concerti. Solamente tre
le canzoni scritte dai Nomadi: La vita é mia, Senza nome e Il ballo della
sedia."E' il nostro disco migliore degli ultimi dieci anni" ha detto oggi a Milano presentando il nuovo album Beppe Carletti, tastierista e storico fondatore della band, che ha definito la raccolta "un laboratorio artigianale". "Abbiamo riarrangiato testi da ragazzi non professionisti che ci hanno comunicato qualcosa. Il nostro slogan è prendere dalla gente per dare alla gente". Il disco comprende anche un duetto latineggiante con Jarabe De Palo, Lo specchio ti riflette, con un adattamento del testo in spagnolo curato dallo stesso Jarabe, già trasmesso in radio e che sarà replicato in occasione di alcune serate: i primi appuntamenti lunedì prossimo a Milano allo Smeraldo e martedì al Tendastrisce di Roma. Il ballo della sedia, è una sorta di atto di accusa alla classe politica. "Non potevamo non affrontare l'argomento - ha spiegato Carletti -. Ogni volta che apri il giornale si leggono sempre queste cose". Il brano, un blues con coro gospel, parla della "incoerenza di tutte le parti politiche" e del loro "attaccamento alla sedia". Ma durante la presentazione non è mancata anche qualche frecciata al Festival di Sanremo. "E' un gran baraccone - ha detto il batterista Daniele Campani -. Noi ci siamo andati ma con la nostra coerenza. Ci siamo sentiti pesci fuor d'acqua ma siamo contenti così. I giovani di oggi invece pensano di più al successo e alla tv, ma così snaturano la loro identità. Noi invece non siamo cambiati, siamo rimasti sempre coerenti". Di emozioni del vivere parlano anche gli altri brani: dai tormenti dell'amore (Qui e Prenditi un po' di te) alla rabbia per un amico perso in una guerra inspiegabile (Senza nome), dalla ribellione contro chi vuole impedire che tutti siano artefici del proprio destino (La vita mia) all'indifferenza verso i problemi altrui (Il nulla). Più ottimistici gli ultimi brani: Non so io ma tu, In questo silenzio e soprattutto La dimensione, poetico inno alla vita. Non è mancato anche un j'accuse contro le radio. "Preferiscono trasmettere musica straniera - ha concluso Carletti -. Hanno dei preconcetti e discriminano gli italiani, soprattutto i giovani". |
DA ANSA.IT

INTERVISTA AI NOMADI tratto da www.milanoweb.com
Intervista alla storica band emiliana che ci ha parlato del suo ultimo cd... al ristorante!
Un buon ristorante nel cuore di Milano (per una volta tanto cediamo alla tentazione insidiosa della pubblicità: trattasi del "Lucca" nei pressi di Corso Buenos Aires...), una tavola imbandita e, seduti ai relativi posti d'onore, cinque Nomadi su sei (all'appello manca soltanto il chitarrista Cico Falzone) pronti a raccontarci del loro nuovo lavoro - l'album "Allo Specchio", il primo di inediti dal 2006 - e, ovviamente, a gustare le varie specialità della casa.
Nell'ordine accomodati di fronte a me ci sono Massimo Vecchi (basso e voce), il cantante Danilo Sacco (per la cronaca un grosso amante di Big Country, The Alarm e del bravissimo, insostituibile, Tom Petty!), Sergio Reggioli (percussioni e violino), Daniele Campani (batteria) e il "vecchio capo" Beppe Carletti su cui convergeranno gran parte dei temi della nostra lunga ed illuminante conversazione nomade.
Partiamo in quarta, dunque, nell'attesa (brevissima) di riapplaudire il gruppo emiliano che il prossimo 6 aprile sarà nuovamente a Milano per tenere un ricco concerto di presentazione di "Allo Specchio" in programma al Teatro Smeraldo. Concerto che, come scopriremo in seguito, sarà arricchito pure dalla presenza di uno special-guest internazionale... Ma veniamo all'intervista.
"Allo Specchio" è il 31esimo album ufficiale nella carriera dei Nomadi. Mica noccioline...
"(Beppe Carletti) Esatto, una cifra che fa riflettere. E fammi aggiungere che questo è anche il lavoro dei Nomadi più bello ed ispirato da dieci anni a questa parte: dai tempi di 'Una Storia da Raccontare' del '98 insomma... E i motivi di questa mia affermazione sono davvero molteplici: stavolta, infatti, abbiamo immediatamente trovato le canzoni 'giuste', la ritmica ha pompato egregiamente, le mie tastiere si sono integrate e Danilo (Sacco, il cantante. Ndr) non si è mai esibito così bene su disco. E dire che io glielo ripetevo in continuazione: 'Danilo, dal vivo canti benissimo ogni sera: quanto ti deciderai a tirar fuori certe note anche in sala di registrazione?!' (ride, Ndr) ".
So che sembrerà scontato chiedertelo ma... come nasce effettivamente un album dei Nomadi?
"Tutte le volte alla stessa maniera. Giriamo l'Italia con i nostri interminabili tour e, terminato il concerto, raccogliamo dai nostri fan 'aspiranti autori' idee ed impressioni. L'equazione è la seguente: più stiamo sulla strada, più portiamo a casa materiale per lavorarci in studio in un secondo tempo. In pratica risucchiamo musica, buona musica, su e giù per la Penisola...".
Fammi capire: un appassionato dei Nomadi viene da voi e vi dona spontaneamente un suo provino?
"Proprio così. Pensa che viviamo nell'era digitale eppure c'è gente che ancora si presenta in camerino con le 'cassettine' analogiche, come capitava trent'anni fa (ride, Ndr) ! E noi, naturalmente, ascoltiamo tutto e poi metabolizziamo alla nostra maniera. Perchè collaborare con autori non professionisti ci dà maggiore libertà di intervenire...".
Cosa intendi dire?
"Bé, se un autore 'di professione' che magari collabora pure con i più grandi del pop ti cede una sua canzone, tu come fai a spiegargli che - secondo te - non va bene? Con la nostra gente, invece, c'è decisamente più schiettezza. Ed i risultati, se permetti, sono ugualmente bellissimi. Come avviene, ad esempio, in 'Prenditi un po' di te', un brano del nostro nuovo cd scritto da Marzia Vattai".
La collaborazione con Jarabe De Palo (al secolo Pau Donés) nel primo singolo "Lo specchio ti riflette (El espejo te delata)", invece, come è nata?
"E' venuto fuori che la Warner (etichetta storica degli stessi Nomadi, Ndr) ci ha proposto di incidere un duetto perché, parole loro, la suddetta casa discografica ultimamente è diventata un po' 'la compagnia dei duetti' (ride, Ndr)... Noi, all'inizio, eravamo un po' titubanti, non lo volevamo fare ma poi ci siamo detti: ok, se duetto dove essere perché non puntare subito in alto chiedendo la collaborazione di Jarabe De Palo? E fortunatamente c'è andata bene alla prima occasione! Se lui ci avesse detto di no, non avremmo saputo davvero a chi rivolgerci...".
Ma come?! Esistete dal lontano 1963 - praticamente dall'avvento dei Beatles... - e nessuno in Italia vi ha mai chiesto di collaborare con voi?
"Che vuoi che ti risponda? Progetti se ne fanno tanti, tra colleghi, ma da lì a passare ai fatti ce ne vuole... L'ultimo che ci ha chiesto di lavorare assieme per un suo album è stato Francesco Baccini nel '97. Da allora tante belle parole ma di contatti reali nemmeno uno! Pazienza, noi restiamo disponibili ma - se nessuno si farà avanti - continueremo a fare le cose per cui siamo nati. Ovvero dischi sempre migliori e centinaia di concerti annuali in tutto il Paese...".
Torniamo per un attimo a Jarabe De Palo: è vero che quando hai fornito al tuo manager la versione completa di "Lo specchio ti riflette" nemmeno lui voleva crderci che ce l'avevi fatta?
"Sì, è stata una bella sorpresa per tutta la Warner Italia... In pratica ho preso segretamente dei contatti con Jarabe De Palo ma poi, fino a cose fatte, ho preferito mantenere il riserbo sui lavori... anche per una questione puramente scaramantica! Così, un bel giorno sono volato a Madrid e, nel giro di tre-quattro ore, ho fatto incidere a Pau la sua parte tornando in serata con l'agognato master. Jarabe è stato molto contento di cantare quella canzone tant'è che ora sarà nostro ospite speciale anche ai prossimi concerti di Milano e Roma (rispettivamente il 6 aprile al Teatro Smeraldo ed il giorno seguente al Teatro Tendastrisce di Roma, Ndr) ".
A proposito di tour: quante canzoni tratte da "Allo Specchio" potreste suonare durante la vostra prossima tournée?
"Vuoi sapere la verità? Potremmo anche suonarle... tutte! In fondo questo disco ci piace da morire e sul palco stiamo pur sempre due ore e trenta abbondanti. Insomma, di tempo per i brani di "Allo Specchio" e per eseguire tutti i nostri classici ce n'è a sufficienza".
Che consiglio si sente di dare un "veterano" come Beppe Carletti alle giovani leve della musica italiana contemporanea?
"Consigli? Per l'amor del cielo, non sono proprio la persona adatta! Però, senza nulla togliere ai cantanti di oggi, non mi piace quella ricerca smodata del successo che va per la maggiore in questo 2009... Negli anni '60 un contratto, se eri bravo, te lo rimediavi in balera dopo mesi e mesi di sacrifici; attualmente, invece, vogliono tutti andare a cercarselo in televisione ubbidendo platealmente a Tizio e Caio e svendendo il loro talento. Questa cosa, in tutta franchezza, non mi piace molto. Così come non mi piacciono quelle radio importanti che non suonano preventivamente pezzi dei Nomadi solo perché non siamo una band 'alla moda'. O quegli artisti pseudo-trasgressivi che fanno certi proclami indipendenti e poi, sotto sotto, sognano di andare al Festival di Sanremo...".
Anche i Nomadi sono sbarcati in tv per il Festival di Sanremo del 2006. E qualche vostro fan storico ha storto il naso...
"Quella volta ci sembrava di essere ad una allegra fiera di paese: cinque giorni interi in cui ci siamo sentiti dei completi pesci fuor d'acqua... Però il pubblico ha apprezzato e la canzone era forte ("Dove si va", Ndr) , probabilmente una delle più belle mai scritte dai Nomadi. Siamo andati a Sanremo a modo nostro e, ovviamente, non rinneghiamo nulla".
Ed adesso, secondo te, cosa capiterà al tuo gruppo?
"Noi speriamo di andare avanti ancora per tantissimo tempo. La band è solida come non mai e suona perfino meglio di dieci anni fa. Impossibile fermarsi. Anche perché i Nomadi sono nati all'epoca del vinile e vendono ancora album nell'era degli Mp3. Anche se io resto sempre fedele al caro, vecchio 'padellone': ogni anno chiedo alla Warner di stampare mille dischi in vinile del nostro ultimo cd per poterli vendere tranquillamente ai concerti...".
Insomma, ora come non mai, "Sempre Nomadi"?
"Sì, Sempre Nomadi per l'eternità! Esattamente come sarebbe piaciuto ad Augusto (a proposito: nel 2012 saranno già vent'anni, Ndr) ...".

«SIAMO ANCORA FAMOSI PERCHE PER NOI IL SUCCESSO NON CONTA»
Si guardano «allo specchio» con la certezza che - dopo oltre 45 anni sulle strade del beat e del rock - il loro spirito non è cambiato; si guardano «allo specchio» per un esame di coscienza (quasi) quotidiano con i fan, e quello specchio riflette dieci nuove bellissime ballate dei Nomadi, dai suoni ricchi e cangianti e dai testi impetuosamente realisti, dal messaggio intimo e al tempo stesso universale. «Non sempre è bello vedere ciò che esce dallo specchio - sottolinea il leader storico della band Beppe Carletti -, ma bisogna affrontarlo senza paura, anche se non è quello di HarryPotter,anzi,tutto il contrario».
Così dal confronto, dal riflesso che si fa riflessione nasce Allo specchio, trentunesimo cd dei Nomadi, a tre anni dal blasonato Con me o contro di me, figlio della loro vittoria a Sanremo con Dove si va. Un album costruito dai fan, nel vero senso della parola. «I brani del disco nascono da composizioni scritte dai nostri fan. Ad ogni concerto i ragazzi ci portano i loro nastri, persino le vecchie musicassette con le cose che hanno scritto.
Alcune le sentiamo subito nostre e loro ci offrono la possibilità di rielaborare testo e musica. Così nascono canzoni pure. Non lavoriamo più con autori professionisti perché, giustamente, lo fanno per mestiere, ma noi vogliamo l’entusiasmo. Da sempre il nostro slogan è “prendere dalla gente per
ridare alla gente, alla Robin Hood”». Così nasce la carica ribelle di La vita è mia, «che incita la gente ad essere artefice del proprio destino in un mondo in cui dove l’apparenza di una bella cravatta conta più della sostanza dell’anima»; l’inno acustico alla vita La dimensione in feroce contrasto con la ruvidità rock di Senza nome dedicata all’amico ucciso in Afghanistan; l’intimismo delle sofferenze di cuore di Qui; l’appeal folk-latineggiante di Lo specchio ti riflette (il singolo che gira bene nelle radio) in duo con Pau Dones,
voce dei Jarabe De Palo.
Anche i Nomadi cedono alla moda del duetto? «Siamo una specie di ditta artigianale, un collettivo creativo di amici, non diventiamo pazzi per i duetti. Ne facemmo uno nel ’97 con Baccini. Ora la casa discografica ci ha dato la massima libertà di scelta. Sono partito per Madrid per incontrare Pau, voce dei Jarabe che è “un nomade di pensiero”; abbiamo passato tre giorni insieme e sono tornato col brano già registrato».
E così eccoli qui, pronti a cavalcare un’altra volta la vetta delle classifiche - in mezzo a tanti ragazzini cui potrebbero fare da genitori - in un eterno viaggio tra la via Emilia e il West. «Il nostro spirito aveva fame di nuove canzoni. Noi coltiviamo la musica con passione, come la
terra. Un esempio? Nel 1969, per incidere Ho difeso il mio amore, cover di Nights In White Satin dei Moody Blues, io e Augusto facemmo Novellara Parigi e ritorno senza fermarci per comprare un mellotron e riprodurre i suoni esatti del pezzo. Che fatica e quanti soldi spesi: ma questo è l’entusiasmo che ti porta avanti per 45 anni. Siamo ancora qui perché non abbiamo mai cercato il successo.
Ai ragazzi consigliamo: suonate perché amate la musica, non perché cercate a tutti i costi il successo». Una bella stoccata a X Factor. «No, è un bellissimo programma che aiuta la musica. Soprattutto mi piacciono i Bastard Son of Dionisus, potrebbero andare lontano. Ma anche lì al fondo di tutto c’è la sfida per arrivare. Noi veniamo da un mondo che non c’è più. Suonavamo i pezzi dei Beatles nelle balere emiliane; arriva un nostro amico e ci presenta un ragazzo allampanato dicendo: “lui fa il cameriere ma canta bene”, era Augusto. Cantò Il blues del mandriano e un paio di pezzi in inglese.
La gente impazzì e lui divenne uno dei nostri. In balera si suonava un’oretta poi ci si fermava a chiacchierare; il nostro concerto ha quello spirito. Siamo arrivati al successo per caso e imponendo il nostro stile. Oggi è tutto giocato sull’immagine, ti cambiano il look, il suono». Ma a Sanremo non hanno rinunciato e hanno pure vinto: «Però siamo andati da Nomadi con una canzone da Nomadi. Sanremo è una bella vetrina; è un circo che monta le tende, polarizza l’attenzione per una settimana e poi svanisce». Una band che appartiene a un altro mondo, eppure mantiene solide radici nell’attualità.
Chiedetelo alle migliaia di persone che seguono i loro 200 concerti all’anno, a chi ha prenotato Allo specchio facendogli conquistare il disco di platino prima dell’uscita, a chi li aspetta in tournée, al via domani a Milano e martedì a Roma con ospite Pau dei Jarabe.
Tanto loro sono tutti d’un pezzo ma anche ecumenici: suonano nei teatri, nelle arene e negli oratori. «Ci hanno dato dei comunisti e dei ribelli però molti prelati famosi hanno detto pubblicamente che si identificano nei brani dei Nomadi. Anche a livello etico siamo molto severi: Augusto mi chiamava il maresciallo. Da quando siamo insieme niente spinelli né droghe varie, al massimo Lambrusco. Rimasi stupito quando Paul McCartney disse di aver scritto alcuni successi sotto l’effetto della droga. È un cattivo messaggio per i giovani. Io amo la musica di Woodstock, non gli atteggiamenti distruttivi, questa è la regola dei Nomadi».
Tratto da Il Giornale.it
RECENSIONE "NOMADI ALLO SPECCHIO"
Dopo il doppio live con l'Omnia Symphony Orchestra uscito nel 2007 e a distanza di tre anni dall’ultimo disco d’inediti, tornano i Nomadi: pur essendo parte del panorama musicale italiano da quasi quarantasei anni, nonostante gli innumerevoli cambi di formazione, le tragiche perdite, i Nostri continuano a sfornare dischi di solida matrice rock.
“Allo specchio”, questo il titolo del nuovo lavoro, che annovera tra gli autori dei testi le idee raccolte tra i fan durante questi tre anni, mostra un gruppo che non ha esaurito l'ispirazione e “riflette” decisamente al meglio la realtà che ci circonda trasformandola in poesia rock; il tema centrale del lavoro è la strenua difesa della vita in ogni sua forma e aspetto.
Apre “Lo specchio ti riflette” canzone in collaborazione con Jarabe De Palo, dal ritmo incalzante con il suo violino ritmato, poi notevole “La dimensione” pezzo pervaso da un'energia positiva che ti scivola dentro e mostra un Danilo Sacco più che mai in forma ed espressivo al massimo. La successiva “Prenditi un po' di te” è un mid-tempo con intro di pianoforte e ritornello trascinante, il testo è una presa di posizione contro i
maltrattamenti subiti dalle donne. La vera ballata del disco è “Qui” violino e pianoforte, con la calda voce di Danilo che canta di una solitudine forzata; scende un po' il tiro con “In questo silenzio” cantata da Massimo Vecchi ma si ritorna subito in palla con “Senza nome” dedicata alle vittime di guerra, con “Non so io ma tu” col suo rock trascinante, e con la magistrale “Il ballo della sedia”, blues-rock che dipinge a tinte ironiche la situazione politica del nostro Bel Paese. Notevole anche “Il Nulla” canzone ipnotica contro il pregiudizio.
In definitiva “Allo specchio” è un disco valido, ben suonato e curato dal punto di vista dei testi, il buon rock dei Nomadi non mente e invecchiando,come il vino, migliora.
Renato Ferreri
|
Per altre informazioni |