DIECI VERITA'SUL TIBET

Benché siano passati quarantanove anni dalla insurrezione popolare di Lhasa nel 1959 contro l’invasione del Tibet, il governo cinese continua incessantemente una politica di chiusura totale e di repressione nei confronti del popolo tibetani e della sua aspirazione alla libertà, soprattutto quella di praticare la propria religione. I cinesi chiudono i monasteri, arrestano e sparano ai monaci; il piccolo Pancen Lama, riconosciuto per secolare tradizione dal Dalai Lama, è detenuto in luogo segreto e al suo posto è stato messo un bimbo figlio di funzionari del partito comunista cinese.

Chiunque esponga una foto del Dalai Lama rischia il lager e persino la vita. La repressione, la dittatura, il genocidio fisico e culturale continuano e anzi peggiorano, nell’indifferenza delle grandi potenze e delle Nazioni Unite.

Paradossalmente, uno degli ostacoli a questa libertà è proprio l’atteggiamento dei governi occidentali. Il rispetto dei diritti umani è uno dei valori fondamentali di ogni democrazia ma i governi delle grandi potenze, per timore di perdere il grande business favorito dal mercato di un miliardo di consumatori cinesi, si astengono dal criticare la condotta dei dirigenti della Repubblica Popolare, che non riguarda solo i tibetani ma anche le decine di migliaia di dissidenti cinesi imprigionati e uccisi.

In nome di questa “real politik” le ambasciate cinesi si permettono di diffidare le nazioni che accolgono il messaggio di speranza e di pace del Dalai Lama, che per il suo costante impegno per la pace mondiale e per la salvezza dei tibetani ha ricevuto il premio Nobel.

Sua Santità il Dalai Lama ha chiesto un aiuto per salvare il popolo tibetani, e se questo sostegno non verrà dai nostri governi dovrà venire da tutti gli uomini che amano la libertà e sostengono i valori espressi dalla cultura tibetana: la pace, la tolleranza, il rispetto e l’amore della natura e dell’ambiente, la profonda indagine dell’animo umano e molti altri ancora.

Il popolo tibetano deve riacquistare il proprio diritto alla sopravvivenza e alla libertà e la sua preziosa cultura, i cui benefici si possono estendere a tutto il genere umano, potrà di nuovo prosperare, per un vero “benessere” dell’umanità. 

 

1 IL TIBET NON E’ LA CINA, NE’ L’INDIA, NE’ LA BIRMANIA, NE’, INFINE, IL NEPAL.Il Tibet giganteggia al di sopra di tutto. E’ un mondo in cui le terre abitabili si trovano tra i 3.500 e i 5.000 m slm e le montagne superano i 6.000 m di altezza.
2 I TIBETANI NON SONO CINESI Appartengono in modo molto evidente ad un differente gruppo etnico, tanto è vero che i cinesi hanno sempre considerato i tibetani una razza completamente distinta dalla loro.
3 E’ STATA UNA NAZIONE SOVRANA E INDIPENDENTE riconosciuta e tenuta in grande considerazione da un rispettoso e, a tratti, timoroso vicino, la Cina.
4 LA LINGUA TIBETANA NON HA ALCUN LEGAME STORICO NE’ CULTURALE CON QUELLA CINESE.
5 IL BUDDHISMO SCORRE NELLE VENE DEL POPOLO TIBETANO, per cui cercare di estirparlo dalla vita del Paese significherebbe annientarne la sua civiltà.
6 LA CULTURA TIBETANA E’ UNA CULTURA BUDDHISTA e, in particolare, è la cultura del buddismo indo-tibetano.
7 I CINESI NON HANNO AFFATTO LIBERATO IL TIBET: hanno cercato di annientarlo.
8 IL DALAI LAMA E’ L’UNICO LEADER RICONOSCIUTO, da tutti i tibetani, sia in Tibet che all’estero.
9 LA SCIENZA E IL MATERIALISMO NON POSSONO DARE LA FELICITA’ AGLI UOMINI  ma li lasciano freddi e alienati.
10 LA SOPRAVVIVENZA DI QUESTO PAESE E DELLA SUA MILLENARIA CULTURA DIPENDE DA TUTTI NOI.

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